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Switch 2: un prezzo che fa discutere

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Switch 2: un prezzo che fa discutere

Durante il recente Nintendo Direct incentrato su Switch 2, la casa di Kyoto ha deciso di non rivelare immediatamente il prezzo della console, lasciando molti sospetti tra i fan. L’annuncio si è limitato a specificare due versioni: una standalone e una in bundle con una copia digitale di Mario Kart World. Le voci che parlavano di un prezzo superiore ai 400 euro si sono poi rivelate esatte. Visitando il sito ufficiale, abbiamo avuto la conferma: 469,99 euro per la sola console e 509,99 euro per il bundle con Mario Kart World, un gioco che da solo costa 79,99 euro in digitale e 89,99 euro in versione fisica. Uno scherzo ricorrente tra gli utenti è che “Switch 2” potrebbe benissimo chiamarsi “2 Switch”, dato che il prezzo si avvicina alla somma di due console della generazione precedente.

Un finale amaro per il Nintendo Direct

Nintendo ha probabilmente ritenuto che mostrare i prezzi a fine evento avrebbe potuto guastare l’entusiasmo generale, scegliendo quindi di non evidenziarli durante il Direct. Il confronto con la prima Switch è inevitabile: nel 2017 il prezzo di lancio era di 329,99 euro, ben più accessibile. Curiosamente, in Giappone la situazione è diversa: Switch 2 costa 49.890 yen, pari a circa 307 euro al cambio attuale. Tuttavia, la versione nipponica sarà region-locked, rendendola inutilizzabile al di fuori del territorio giapponese. Questo ulteriore dettaglio ha contribuito ad accendere il malcontento tra i fan occidentali, alimentando un acceso dibattito online sulle strategie di prezzo adottate.

Una console unica, ma con compromessi

Nel panorama videoludico, Switch 2 si colloca in una posizione tutta sua. È una console ibrida che offre un’esperienza portatile, con prestazioni superiori rispetto a piattaforme di nicchia come Steam Deck. Quest’ultima, pur apprezzata, non può competere con il bacino d’utenza e la forza dei titoli Nintendo. Inoltre, Switch 2 supporta tecnologie moderne di Nvidia come il DLSS, permettendo finalmente l’arrivo di titoli third party recenti che sulla vecchia Switch erano ormai impossibili da gestire. Tuttavia, non è potente quanto PS5 o Xbox Series X, ma il compromesso è giustificato dalla portabilità. Rispetto alla prima Switch, rappresenta un grande passo avanti in quasi tutti gli aspetti, fatta eccezione per il display, che rimane un punto debole.

Il ritorno dell’LCD, ma con upgrade in vista

Switch 2 adotta uno schermo più ampio da 7,9 pollici, superando sia i 6,2 della Switch base che i 7 della Switch OLED. Tuttavia, il pannello è un LCD, come già ampiamente previsto dai leak. La risoluzione sale a 1080p, e sono presenti il supporto ai 120Hz e all’HDR, ma la qualità visiva rimane comunque inferiore al pannello OLED. Nintendo sembra aver lasciato intenzionalmente uno spiraglio per un futuro aggiornamento, probabilmente una versione OLED di Switch 2, replicando la strategia già adottata con la prima generazione. Questa mossa potrebbe mantenere alto l’interesse nel lungo periodo, senza necessità di introdurre una mid-gen dal punto di vista hardware.

Lezioni dal passato: il caso 3DS

Anche Nintendo, con tutto il suo prestigio, deve misurare con attenzione il prezzo del proprio hardware. La storia del 3DS è emblematica: lanciato a 250 euro, fu rapidamente ribassato a 159 euro dopo soli cinque mesi a causa di vendite deludenti. Questo dimostra che il successo di una console non garantisce quello del suo successore, almeno non a qualsiasi prezzo. Oggi, Switch 2 si presenta con un prezzo più elevato e giochi più costosi, in un contesto influenzato anche da dazi statunitensi e inflazione. Sebbene il lancio possa andare bene grazie alla spinta iniziale degli appassionati, sarà necessario attendere fine anno per valutare l’impatto reale sul mercato, a meno di sorprese clamorose.

Giochi sempre più costosi: il caso Mario Kart World

Acquistare una console è un investimento che si affronta una volta ogni generazione, ma i giochi sono spese ricorrenti, e qui la situazione si complica. Mario Kart World costa 79,99 euro in digitale e 89,99 in formato fisico. Tuttavia, molti lo prenderanno nel bundle da 509,99 euro, facendo sembrare il gioco un’aggiunta da “solo” 40 euro. È un paradosso: il valore percepito cambia in base al pacchetto, ma resta il fatto che 89,99 euro per un singolo gioco fisico è un nuovo record per Nintendo. Non tutti i titoli seguiranno questo trend: ad esempio, Donkey Kong Bananza arriverà il 17 luglio a 69,99 euro in digitale e 79,99 in fisico, segnando comunque un aumento generalizzato dei prezzi.

Verso una nuova normalità nei prezzi?

Lo scorso anno, ci furono polemiche quando Zelda: Tears of the Kingdom fu venduto a 70 euro, rompendo lo standard di prezzo per Switch. Oggi si capisce che quel rincaro era solo un primo passo verso l’aumento sistematico. A proposito di Zelda: la buona notizia è che sarà ripubblicato in versione potenziata per Switch 2, la cattiva è che l’upgrade sarà a pagamento anche per chi già possiede il gioco. I costi variano: 20 euro per le versioni con contenuti aggiuntivi, 10 euro per i semplici aggiornamenti grafici. Un cambiamento che potrebbe far storcere il naso, ma che sembra ormai inevitabile nel nuovo corso intrapreso da Nintendo.

Un precedente pericoloso per l’industria

Con Mario Kart World a 89,99 euro, Nintendo ha alzato l’asticella del prezzo dei giochi fisici, anche se “ammorbidita” da offerte bundle. Ma ciò che preoccupa di più è il precedente che questo stabilisce. Quando un colosso come Nintendo prende una direzione, gli altri attori del settore tendono a seguirla. Non è un caso che già si parli di GTA 6 venduto a 100 dollari, e ora pare che Nintendo abbia anticipato questa soglia simbolica. Tutto ciò si inserisce in un contesto di costi di sviluppo sempre più alti, con produzioni che richiedono centinaia di milioni di dollari, mentre i prezzi finali dei giochi sono cresciuti molto più lentamente.

Un futuro sempre più costoso (e affollato)

Con il mercato quasi saturo, le aziende hanno pochi margini di espansione, e l’aumento dei prezzi potrebbe essere l’unico modo per sostenere i ricavi. La scelta di Nintendo, quindi, difficilmente sarà un caso isolato. In parallelo, sarà interessante osservare come reagiranno i modelli basati su abbonamento, come il Game Pass di Microsoft: un sistema che offre accesso a centinaia di titoli a fronte di una tariffa mensile, potrebbe diventare più attraente per chi non vuole affrontare il costo crescente dei singoli giochi. E voi, cosa ne pensate? Siamo davvero all’inizio di una nuova era del videogioco, più costosa ma anche più frammentata?

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Durante il recente Nintendo Direct incentrato su Switch 2, la casa di Kyoto ha deciso di non rivelare immediatamente il prezzo della console, lasciando molti sospetti tra i fan. L’annuncio si è limitato a specificare due versioni: una standalone e una in bundle con una copia digitale di Mario Kart World. Le voci che parlavano di un prezzo superiore ai 400 euro si sono poi rivelate esatte. Visitando il sito ufficiale, abbiamo avuto la conferma: 469,99 euro per la sola console e 509,99 euro per il bundle con Mario Kart World, un gioco che da solo costa 79,99 euro in digitale e 89,99 euro in versione fisica. Uno scherzo ricorrente tra gli utenti è che “Switch 2” potrebbe benissimo chiamarsi “2 Switch”, dato che il prezzo si avvicina alla somma di due console della generazione precedente.

Un finale amaro per il Nintendo Direct

Nintendo ha probabilmente ritenuto che mostrare i prezzi a fine evento avrebbe potuto guastare l’entusiasmo generale, scegliendo quindi di non evidenziarli durante il Direct. Il confronto con la prima Switch è inevitabile: nel 2017 il prezzo di lancio era di 329,99 euro, ben più accessibile. Curiosamente, in Giappone la situazione è diversa: Switch 2 costa 49.890 yen, pari a circa 307 euro al cambio attuale. Tuttavia, la versione nipponica sarà region-locked, rendendola inutilizzabile al di fuori del territorio giapponese. Questo ulteriore dettaglio ha contribuito ad accendere il malcontento tra i fan occidentali, alimentando un acceso dibattito online sulle strategie di prezzo adottate.

Una console unica, ma con compromessi

Nel panorama videoludico, Switch 2 si colloca in una posizione tutta sua. È una console ibrida che offre un’esperienza portatile, con prestazioni superiori rispetto a piattaforme di nicchia come Steam Deck. Quest’ultima, pur apprezzata, non può competere con il bacino d’utenza e la forza dei titoli Nintendo. Inoltre, Switch 2 supporta tecnologie moderne di Nvidia come il DLSS, permettendo finalmente l’arrivo di titoli third party recenti che sulla vecchia Switch erano ormai impossibili da gestire. Tuttavia, non è potente quanto PS5 o Xbox Series X, ma il compromesso è giustificato dalla portabilità. Rispetto alla prima Switch, rappresenta un grande passo avanti in quasi tutti gli aspetti, fatta eccezione per il display, che rimane un punto debole.

Il ritorno dell’LCD, ma con upgrade in vista

Switch 2 adotta uno schermo più ampio da 7,9 pollici, superando sia i 6,2 della Switch base che i 7 della Switch OLED. Tuttavia, il pannello è un LCD, come già ampiamente previsto dai leak. La risoluzione sale a 1080p, e sono presenti il supporto ai 120Hz e all’HDR, ma la qualità visiva rimane comunque inferiore al pannello OLED. Nintendo sembra aver lasciato intenzionalmente uno spiraglio per un futuro aggiornamento, probabilmente una versione OLED di Switch 2, replicando la strategia già adottata con la prima generazione. Questa mossa potrebbe mantenere alto l’interesse nel lungo periodo, senza necessità di introdurre una mid-gen dal punto di vista hardware.

Lezioni dal passato: il caso 3DS

Anche Nintendo, con tutto il suo prestigio, deve misurare con attenzione il prezzo del proprio hardware. La storia del 3DS è emblematica: lanciato a 250 euro, fu rapidamente ribassato a 159 euro dopo soli cinque mesi a causa di vendite deludenti. Questo dimostra che il successo di una console non garantisce quello del suo successore, almeno non a qualsiasi prezzo. Oggi, Switch 2 si presenta con un prezzo più elevato e giochi più costosi, in un contesto influenzato anche da dazi statunitensi e inflazione. Sebbene il lancio possa andare bene grazie alla spinta iniziale degli appassionati, sarà necessario attendere fine anno per valutare l’impatto reale sul mercato, a meno di sorprese clamorose.

Giochi sempre più costosi: il caso Mario Kart World

Acquistare una console è un investimento che si affronta una volta ogni generazione, ma i giochi sono spese ricorrenti, e qui la situazione si complica. Mario Kart World costa 79,99 euro in digitale e 89,99 in formato fisico. Tuttavia, molti lo prenderanno nel bundle da 509,99 euro, facendo sembrare il gioco un’aggiunta da “solo” 40 euro. È un paradosso: il valore percepito cambia in base al pacchetto, ma resta il fatto che 89,99 euro per un singolo gioco fisico è un nuovo record per Nintendo. Non tutti i titoli seguiranno questo trend: ad esempio, Donkey Kong Bananza arriverà il 17 luglio a 69,99 euro in digitale e 79,99 in fisico, segnando comunque un aumento generalizzato dei prezzi.

Verso una nuova normalità nei prezzi?

Lo scorso anno, ci furono polemiche quando Zelda: Tears of the Kingdom fu venduto a 70 euro, rompendo lo standard di prezzo per Switch. Oggi si capisce che quel rincaro era solo un primo passo verso l’aumento sistematico. A proposito di Zelda: la buona notizia è che sarà ripubblicato in versione potenziata per Switch 2, la cattiva è che l’upgrade sarà a pagamento anche per chi già possiede il gioco. I costi variano: 20 euro per le versioni con contenuti aggiuntivi, 10 euro per i semplici aggiornamenti grafici. Un cambiamento che potrebbe far storcere il naso, ma che sembra ormai inevitabile nel nuovo corso intrapreso da Nintendo.

Un precedente pericoloso per l’industria

Con Mario Kart World a 89,99 euro, Nintendo ha alzato l’asticella del prezzo dei giochi fisici, anche se “ammorbidita” da offerte bundle. Ma ciò che preoccupa di più è il precedente che questo stabilisce. Quando un colosso come Nintendo prende una direzione, gli altri attori del settore tendono a seguirla. Non è un caso che già si parli di GTA 6 venduto a 100 dollari, e ora pare che Nintendo abbia anticipato questa soglia simbolica. Tutto ciò si inserisce in un contesto di costi di sviluppo sempre più alti, con produzioni che richiedono centinaia di milioni di dollari, mentre i prezzi finali dei giochi sono cresciuti molto più lentamente.

Un futuro sempre più costoso (e affollato)

Con il mercato quasi saturo, le aziende hanno pochi margini di espansione, e l’aumento dei prezzi potrebbe essere l’unico modo per sostenere i ricavi. La scelta di Nintendo, quindi, difficilmente sarà un caso isolato. In parallelo, sarà interessante osservare come reagiranno i modelli basati su abbonamento, come il Game Pass di Microsoft: un sistema che offre accesso a centinaia di titoli a fronte di una tariffa mensile, potrebbe diventare più attraente per chi non vuole affrontare il costo crescente dei singoli giochi. E voi, cosa ne pensate? Siamo davvero all’inizio di una nuova era del videogioco, più costosa ma anche più frammentata?

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